Lavoro: Presidente

Veronica Bartoli

Veronica Bartoli nasce a Reggio Emilia il 23 maggio 1975. Appartenente alla famiglia proprietaria della I.C.E. – Industria Chimica Emiliana, cresce in un contesto in cui impresa e sport rappresentano valori fondamentali. Dopo un’esperienza da atleta di pallavolo fino alla Serie B e la laurea in Economia Aziendale, entra nell’azienda di famiglia ricoprendo ruoli manageriali e occupandosi in particolare delle risorse umane. Il rapporto con la Pallacanestro Reggiana si consolida progressivamente fino alla nomina a presidente nel 2020, quando subentra a Licia Ferrarini, diventando la nona presidente della storia biancorossa. Nel 2021 la famiglia Bartoli assume il controllo di maggioranza del club, avviando un progetto di sviluppo basato sulla stabilità societaria e sulla crescita del settore giovanile. Tra le iniziative più importanti del suo mandato figura il progetto “Casa Biancorossa”, destinato a dotare la società di un centro sportivo di proprietà. Nel 2026 la famiglia Bartoli porta la propria partecipazione al 97% del capitale sociale, consolidando il ruolo di riferimento del club.

 

 

Maria Licia Ferrarini

Nella storia di Reggio Emilia esistono famiglie che hanno contribuito a costruire non soltanto imprese, ma identità collettive. La famiglia Ferrarini appartiene senza dubbio a questa categoria. Attraverso il lavoro, l’innovazione e una forte attenzione al territorio, il gruppo agroalimentare Ferrarini è diventato uno dei simboli dell’eccellenza italiana nel mondo, portando il nome di Reggio Emilia ben oltre i confini nazionali. In questo percorso si inserisce la figura di Ferrarini, laureata in Giurisprudenza e protagonista della vita aziendale di famiglia come componente del consiglio di amministrazione del gruppo Ferrarini Vismara. Cresciuta in un contesto in cui impresa significava anche attenzione alla comunità, ha ereditato una visione fondata sul lavoro quotidiano, sulla responsabilità sociale e sulla convinzione che il successo abbia valore soltanto quando viene condiviso. Questo spirito l’ha portata a vivere il basket non come una semplice sponsorizzazione, ma come un autentico impegno civico. La sua storia con la Pallacanestro Reggiana inizia nel 1995, in anni in cui la società stava cercando nuove energie e nuovi punti di riferimento. Da allora, stagione dopo stagione, ha accompagnato il club in ogni fase della sua crescita, assumendo prima il ruolo di consigliere, poi quello di vicepresidente e infine, nel 2015, quello di presidente. La sua nomina segnò una data storica: per la prima volta una donna guidava la società biancorossa. Dietro quell’incarico, però, non c’era la ricerca della visibilità personale. C’era piuttosto il desiderio di restituire qualcosa alla città che aveva accompagnato la crescita della sua famiglia. Per oltre venticinque anni Maria Licia Ferrarini ha vissuto il basket con discrezione, passione e senso di appartenenza, condividendo gioie e delusioni accanto ai tifosi e ai protagonisti del club. Sono stati gli anni più emozionanti della storia della Pallacanestro Reggiana. Dalle difficoltà superate con determinazione alle straordinarie finali scudetto del 2015 e del 2016, passando per le grandi notti europee, Maria Licia è stata una presenza costante, sempre pronta a sostenere la squadra e a difendere i valori della società. Chi l’ha conosciuta ricorda una dirigente capace di coniugare fermezza e sensibilità, attenzione ai risultati e profondo rispetto per le persone. Per lei la Pallacanestro Reggiana non è mai stata solo una squadra. Era una comunità fatta di giocatori, collaboratori, volontari, sponsor e tifosi. Un patrimonio cittadino da custodire e valorizzare. È forse proprio questa capacità di considerare il club come una famiglia allargata che le ha permesso di instaurare rapporti autentici con tante generazioni di biancorossi. Nel 2020, dopo venticinque anni di presenza in società e cinque da presidente, ha accompagnato il passaggio alla nuova proprietà con la stessa eleganza con cui aveva vissuto ogni stagione precedente. Senza clamore, ma con la soddisfazione di aver contribuito a consegnare alla città una Pallacanestro Reggiana solida, rispettata e capace di guardare al futuro. La sua storia racconta come il legame tra impresa e sport possa trasformarsi in un impegno concreto verso la comunità. Un’eredità costruita dalla famiglia Ferrarini nel mondo dell’industria e proseguita, con la stessa passione e lo stesso senso di responsabilità, anche sotto i canestri del PalaBigi. Perché alcune presenze non si misurano soltanto nei ruoli ricoperti, ma nella continuità e nell’amore con cui accompagnano la storia di una città.

Stefano Landi

Nato a Reggio Emilia il 30 giugno 1958, Stefano Landi ha legato il proprio nome a due storie di successo profondamente intrecciate con il territorio: quella industriale di Landi Renzo e quella sportiva della Pallacanestro Reggiana. Entrato nell’azienda di famiglia nel 1981, ne ha accompagnato la crescita internazionale fino alla quotazione in Borsa del 2007, diventandone presidente nel 2010. Ma è sui parquet dei palazzetti che il suo percorso ha assunto una dimensione speciale. Quando nel 2000 decide di investire nella Pallacanestro Reggiana, la squadra attraversa un momento delicato e il futuro appare incerto. Landi sceglie di crederci, mettendo a disposizione risorse, energia e una passione autentica che negli anni diventerà contagiosa per un’intera città. La promozione in Serie A del 2004 rappresenta il primo grande traguardo di una lunga cavalcata. Da quel momento la Reggiana cresce stagione dopo stagione fino a conquistare palcoscenici impensabili, portando il nome di Reggio Emilia in tutta Europa e trasformando il PalaBigi in uno dei simboli sportivi più amati della città. Con Landi al timone arrivano la finale di EuroChallenge del 2014 e, soprattutto, le indimenticabili finali scudetto del 2015 e del 2016, anni in cui migliaia di reggiani si riconoscono nei colori biancorossi e vivono emozioni destinate a entrare nella memoria collettiva. Più che una squadra, la Pallacanestro Reggiana diventa una comunità capace di unire generazioni diverse attorno a un sogno condiviso. Per oltre vent’anni Stefano Landi ne è stato il custode, affrontando vittorie e delusioni con la stessa discrezione e lo stesso senso di responsabilità. Nel 2020 accompagna personalmente il passaggio di proprietà alla nuova compagine societaria, garantendo continuità a un progetto che considera un patrimonio della città prima ancora che una società sportiva. La sua eredità non si misura soltanto nei risultati ottenuti, ma nell’aver dimostrato come visione imprenditoriale, passione sportiva e amore per il territorio possano costruire qualcosa che va oltre i bilanci e oltre i trofei: una storia capace di lasciare un segno profondo nella vita di una comunità.

Ivan Paterlini

Ci sono persone che entrano nella storia di una società sportiva attraverso un incarico e altre che vi entrano attraverso il cuore. Ivan Paterlini appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Imprenditore apprezzato e protagonista della vita economica reggiana, ha costruito nel tempo un legame profondo con la Pallacanestro Reggiana, accompagnandone la crescita con una dedizione che va ben oltre il ruolo ricoperto. La sua storia nel club biancorosso si intreccia con quella di una generazione di imprenditori che ha scelto di investire nello sport come forma di restituzione alla comunità. Accanto a Stefano Landi, Paterlini è stato uno dei protagonisti della lunga stagione che ha portato la Pallacanestro Reggiana dalle difficoltà dei primi anni Duemila alle più grandi soddisfazioni della sua storia. Sempre presente, sempre disponibile, spesso lontano dai riflettori ma vicino alle persone che ogni giorno contribuivano alla vita della società. Nel 2010 assume la presidenza del club, raccogliendo un’eredità importante e guidando la società in una fase di trasformazione. Sono anni complessi, nei quali occorre consolidare risultati sportivi, rafforzare la struttura organizzativa e continuare a coltivare il rapporto con tifosi e sponsor. Paterlini affronta questa sfida con il suo stile diretto, genuino e profondamente legato ai valori della comunità reggiana. Chi lo ha conosciuto da vicino racconta soprattutto la sua capacità di creare relazioni. Per lui il basket non è mai stato soltanto una partita da vincere o un bilancio da far quadrare. Era un luogo di incontro, un patrimonio della città da proteggere e far crescere. Aveva il dono di parlare con tutti allo stesso modo, dal grande imprenditore al tifoso che lo fermava sugli spalti del PalaBigi, perché considerava ciascuno parte della stessa famiglia biancorossa. Nel 2015 passa il testimone della presidenza a Ferrarini, ma il suo impegno non si interrompe. Continua a sostenere la Pallacanestro Reggiana come socio, sponsor e ambasciatore instancabile del club, confermando anno dopo anno un attaccamento che non conosce scadenze. Ancora oggi ama ripetere che la Pallacanestro Reggiana è “parte di lui”, una frase semplice che racconta meglio di qualsiasi titolo il significato di una passione durata decenni. Nei momenti di entusiasmo come in quelli più difficili, Paterlini non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Ha vissuto promozioni, salvezze sofferte, finali scudetto e grandi notti europee, condividendo con i tifosi emozioni che hanno contribuito a rafforzare il senso di appartenenza di un’intera città. Per lui il successo non è mai stato una questione personale, ma il risultato di un lavoro collettivo costruito insieme a dirigenti, collaboratori, sponsor e appassionati. La sua storia racconta una delle qualità più autentiche della tradizione reggiana: la capacità di unire impresa, passione e responsabilità sociale. Perché dietro il dirigente e l’imprenditore c’è sempre stato soprattutto l’uomo. Un uomo che ha scelto di mettere tempo, energie e competenze al servizio di qualcosa che considerava un bene comune. E forse è proprio questa la sua eredità più importante. Non soltanto i risultati raggiunti o gli incarichi ricoperti, ma l’esempio di una partecipazione sincera, vissuta con entusiasmo, lealtà e amore per la propria città. Qualità che hanno fatto di Ivan Paterlini una delle figure più apprezzate e riconoscibili nella lunga storia della Pallacanestro Reggiana.

Enrico Prandi

Enrico Prandi è uno dei fondatori e il presidente più longevo della Pallacanestro Reggiana. Il 3 settembre 1974, insieme a sette amici, diede vita alla PR per creare un punto di riferimento del basket provinciale. Prandi assunse da subito la presidenza del club guidandolo dalla Promozione fino, nel 1982, alla storica promozione in serie A. Nel 1984 entra nel Consiglio della Lega Basket, dove rimane per otto anni, formandosi fianco a fianco di grandi presidenti. Nel 1993 lascia la presidenza reggiana, passando il ruolo a Enrico Banfi. Intorno al 2000 diviene vicepresidente della FIP e nel 2002 è eletto presidente della Lega Basket, incarico mantenuto fino al 2007. Il suo mandato è stato caratterizzato da innovazioni come l’arrivo su Sky, la partita domenicale alle 12 e l’introduzione di nuove tecnologie per la sicurezza. Prandi si dimette nel 2007 a causa dello scoppio del “caso Lorbek”, che causò la retrocessione della Reggiana nonostante una penalizzazione avesse posto Treviso alle spalle dei reggiani. Enrico  Prandi ha guidato la Reggiana per quasi vent’anni, dal 1974 al 1993, con una breve interruzione. Sotto la sua presidenza il club ha vissuto stagioni memorabili assieme a giocatori come Mike Mitchell e Tony Brown. La sua figura rimane centrale nella storia del basket reggiano e italiano per visione sportiva e capacità manageriale.

Chiarino Cimurri

Nato a Reggio Emilia il 3 settembre 1938, Chiarino Cimurri ha attraversato oltre quarant’anni di vita cittadina lasciando ovunque lo stesso tratto distintivo: un entusiasmo contagioso e una straordinaria capacità di costruire rapporti umani. Imprenditore di successo nel settore dell’abbigliamento sportivo, uomo di sport e dirigente apprezzato a livello nazionale, non ha mai smesso di considerarsi prima di tutto un reggiano innamorato della propria città.  Figlio di Giannetto Cimurri, lo storico massaggiatore di Fausto Coppi, crebbe respirando sport, amicizia e passione. Da quel mondo imparò che le vittorie più importanti non si misurano soltanto con i trofei, ma con la capacità di stare accanto alle persone e di trasmettere fiducia. Una lezione che avrebbe fatto sua per tutta la vita. Chi lo incontrava difficilmente dimenticava il suo sorriso, la sua energia inesauribile e quel modo tutto personale di far sentire chiunque importante. Che si trattasse di un campione affermato, di un giovane atleta o di un semplice tifoso, Cimurri riusciva sempre a creare un rapporto sincero, fatto di attenzione, disponibilità e autentico interesse umano. Era una qualità rara, che gli permise di costruire amicizie profonde in tutto il mondo dello sport. Il tennis fu il suo primo grande amore. Fu tra i fondatori del Circolo Tennis Reggio Emilia e protagonista di alcune delle pagine più belle del tennis italiano, seguendo da vicino l’avventura della Coppa Davis. Ma il suo talento più grande non era organizzare eventi o gestire istituzioni: era mettere insieme le persone, farle dialogare, convincerle che un progetto comune fosse possibile. Quando si avvicinò alla Pallacanestro Reggiana, portò con sé proprio questo patrimonio di relazioni e di umanità. Negli anni difficili del rilancio della società fu una figura fondamentale, capace di tenere unito il gruppo, motivare collaboratori e imprenditori e trasmettere serenità anche nei momenti più complicati. Il basket non era soltanto una competizione sportiva: era un luogo dove costruire appartenenza, amicizia e orgoglio cittadino. La sua storia proseguì poi alla guida della Legadue e della Reggiana Calcio, ma qualunque fosse il ruolo ricoperto, il tratto distintivo rimase sempre lo stesso. Chiarino non divideva mai le persone in importanti e meno importanti. Aveva il dono della semplicità, quella che appartiene soltanto ai leader autentici. La sua improvvisa scomparsa, il 26 agosto 2004, lasciò un vuoto enorme. Non solo tra gli sportivi, ma in tutta Reggio Emilia. Negli anni successivi amici, dirigenti, campioni e semplici cittadini hanno continuato a ricordarlo con le stesse parole: generoso, appassionato, positivo, innamorato della vita. Per molti fu un presidente, per altri un dirigente illuminato. Per tutti, semplicemente, Chiarino. Ancora oggi il suo ricordo vive nei luoghi che ha contribuito a costruire, nelle società che ha aiutato a crescere e nelle migliaia di persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Perché alcune figure appartengono alla storia di uno sport; altre diventano parte della memoria affettiva di una comunità. Chiarino Cimurri appartiene senza dubbio a queste ultime.

Elio Monducci

Nato a Reggio Emilia il 4 marzo 1921, Elio Monducci è stato una delle figure più rappresentative della vita economica, culturale e sportiva della città. Laureato in Economia e Commercio all’Università di Parma, avviò negli anni Cinquanta una stimata attività di commercialista e successivamente costruì una prestigiosa carriera nel Banco San Geminiano e San Prospero, dove ricoprì incarichi di crescente responsabilità fino a diventarne amministratore delegato. Uomo colto, elegante e profondamente legato alla sua terra, Monducci non considerò mai il successo professionale come un traguardo personale, ma come uno strumento per contribuire alla crescita della comunità. Storico dell’arte appassionato, ricercatore instancabile e autore di numerosi volumi dedicati alla storia di Reggio Emilia, dedicò gran parte della propria vita alla valorizzazione del patrimonio culturale cittadino. Fu però a metà degli anni Novanta che il suo amore per la città trovò una delle espressioni più concrete. In un momento in cui la Pallacanestro Reggiana attraversava una grave crisi societaria, accettò di guidare una cordata di imprenditori che ne evitò il fallimento. Dal 1995 al 1999 assunse la presidenza del club, mettendo a disposizione competenza, credibilità e una straordinaria capacità di coinvolgere persone e risorse attorno a un progetto comune. Sotto la sua guida la società ritrovò stabilità e ambizione. Nel 1996 arrivò la promozione in Serie A1 e nelle stagioni successive la squadra raggiunse risultati che sembravano impensabili solo pochi anni prima, riportando entusiasmo e orgoglio tra i tifosi biancorossi. Quei successi furono il frutto non soltanto di una gestione rigorosa, ma soprattutto della capacità di Monducci di trasmettere fiducia, senso di appartenenza e visione. Chi lo ha conosciuto ricorda un presidente sempre presente ma mai protagonista, capace di ascoltare prima di decidere, di incoraggiare senza invadere e di guidare con l’autorevolezza naturale delle persone che non hanno bisogno di alzare la voce. La Pallacanestro Reggiana rappresentò per lui molto più di una società sportiva: era un patrimonio della città, una realtà da proteggere e consegnare più forte alle generazioni future. Alla sua scomparsa, nel settembre 2012, Reggio Emilia non perse soltanto un ex presidente del basket o un importante uomo delle istituzioni. Perse un autentico custode della propria identità, una figura che aveva saputo unire economia, cultura e sport attraverso un profondo senso civico. Un’eredità che continua ancora oggi a vivere nella storia della Pallacanestro Reggiana e nel ricordo di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.