Categoria: Partite Storiche

Cantine Riunite-Leone Mare: un punto che cambiò tutto

La partita che ancora oggi i reggiani ricordano

Il confine tra gloria e delusione cocente può essere davvero un soffio. Può un singolo punto cambiare la storia di due città?

A volte un’intera stagione sportiva si concentra in un solo, decisivo istante. Nella pallacanestro, un punto rappresenta il margine più sottile possibile: niente appelli, niente attenuanti. È una linea invisibile ma invalicabile, quella che separa chi stappa lo spumante da chi, invece, è costretto a ripartire da zero.

Questo racconto ruota proprio attorno a quel punto fatidico.

Il 18 maggio 1980, al palazzetto di via Guasco a Reggio Emilia, non c’è un posto libero. L’aria è densa, carica di una tensione che si può quasi toccare. In campo si affrontano le Cantine Riunite Reggio Emilia e la Leone Mare Livorno. Alla sirena finale, il tabellone segna 72-73: un punteggio destinato a restare negli annali.

Quel risultato divide in modo netto il destino sportivo delle due squadre in uno spareggio senza ritorno. Basta sfogliare i giornali dell’epoca per rendersene conto: Il Tirreno parla di un capolavoro tattico, esaltando la compattezza del gruppo livornese e la lucidità mostrata nei minuti decisivi, mentre la Gazzetta di Reggio racconta un dramma sportivo, soffermandosi sulle disattenzioni difensive e sulla scarsa precisione dalla lunetta nei momenti chiave. Un solo verdetto, due narrazioni speculari.

Per comprendere davvero il peso di quella partita bisogna tornare indietro di qualche mese. Il campionato di Serie B 1979-80 non fu certo una passeggiata, ma un vero percorso a ostacoli. La stagione regolare era divisa in gironi geografici e, una volta terminata, le migliori squadre – tra cui Livorno e Reggio Emilia, già protagoniste di sfide accese – accedevano alla poule A2. Qui, in una post-season a dieci squadre, solo la prima classificata otteneva la promozione, trasformando ogni partita in una finale senza appello.

La classifica finale racconta un equilibrio quasi perfetto: Livorno chiude a 28 punti, mentre Padova e Reggio Emilia inseguono a quota 26. Due punti appena a fare la differenza, l’esatto valore di una singola vittoria, proprio quella strappata da Livorno nello scontro diretto.

Le due squadre erano state costruite con un obiettivo preciso: conquistare la promozione. La Leone Mare, guidata dal presidente Foresi e allenata con intelligenza da coach Raffaele, era una formazione solida e concreta, capace di contare su giocatori del calibro di Alfredo “Ciccio” Grasselli e sul talento realizzativo di Nedo Filoni. Dall’altra parte, le Cantine Riunite del presidente Prandi erano affidate a Raimondo Vecchi e si erano rinforzate pescando dal Gira Bologna elementi come Mario Ghiacci e Ugo Di Nallo.

Le due squadre si erano già incrociate tre volte nel corso della stagione, alimentando mese dopo mese una tensione crescente che avrebbe trovato il suo culmine a maggio del 1980. Nel novembre 1979 Livorno aveva espugnato Reggio Emilia vincendo 73-81. A gennaio, nel ritorno della stagione regolare, Reggio aveva risposto con un’impresa, imponendosi a Livorno per 93-91. Poi, a marzo, nella poule A2, era stata di nuovo Livorno a dominare in casa con un netto 89-74.

Anche i punteggi raccontano molto più di quanto sembri. A gennaio le due squadre avevano dato vita a una gara da 184 punti complessivi, fatta di ritmo alto, attacchi rapidi e spettacolo puro. A maggio, invece, i punti totali si fermano a 145: la pressione trasforma il gioco in un duello asfissiante, una vera guerra di logoramento in cui la Leone Mare riesce a imporre un ritmo controllato, limitando con efficacia l’attacco reggiano.

E poi c’è quel momento finale, quello che cristallizza tutto.

La sirena suona, il tabellone segna 72-73, e da lì in avanti nulla sarà più come prima. Quella partita segna l’inizio di due percorsi profondamente diversi. Per Livorno, quel successo spalanca le porte della gloria: il 1° giugno, battendo Padova, la squadra corona il suo cammino conquistando la promozione in A2. Per Reggio Emilia, invece, quel singolo punto mancato rappresenta una ferita dolorosa.

Eppure, proprio da quella delusione nasce qualcosa di importante. La squadra non crolla, non si dissolve. Al contrario, trasforma quella sconfitta in energia, in motivazione pura. Dopo aver incassato il colpo e chiuso una stagione segnata dall’amarezza, la società consolida le proprie fondamenta e, nell’anno successivo, domina il campionato. È l’inizio di un percorso solido e duraturo, che getterà le basi per una lunga presenza ai vertici del basket italiano.

Tutto, in fondo, per un solo punto.